Pillole e Glossario

Pillole e Glossario

 

Ecco una raccolta di informazioni e termini utili alla preparazione e alla comprensione dei nostri corsi.

Investire consapevolmente

INVESTIRE IN MANIERA CONSAPEVOLE

Agire sui mercati finanziari con consapevolezza conoscendo gli strumenti e la gestione dei rischi può consentire anche ai piccoli investitori di maturare rendite significative evitando spiacevoli sorprese.

Cosa occorre avere nella propria “cassetta degli attrezzi” di buon investitore?

Conosci te stesso
Punto di partenza imprescindibile per confrontarsi con i complessi ed imprevedibili mercati finanziari è sicuramente il principio del “conosci te stesso”. Ogni soggetto opera infatti sui mercati portandosi dietro un bagaglio di esperienze e caratteristiche personali, di natura economica, reddituale e sociale. Il punto di equilibrio per un corretto investimento deve dunque tener presente tre elementi fondamentali:

  • Gli obiettivi dell’investimento (in termini di protezione del capitale e di rendimento),
  • L’esposizione al rischio (correlata in misura proporzionale al rendimento),
  • L’orizzonte temporale (come pianificazione della gestione della propria liquidità in coerenza con le incombenze quotidiane).

I principali strumenti di investimento
Gli strumenti finanziari a disposizione degli investitori sono numerosi e assolutamente diversificati a seconda di quanto ci si intenda esporre sul mercato. Conditio sine qua non per intraprendere il viaggio sui mercati finanziari è l’accumulo di informazioni e il costante monitoraggio dell’andamento delle borse.

Saper distinguere tra i principali strumenti di investimento e coniugarli alle proprie esigenze ed obiettivi, è il secondo passo importante. Obbligazioni, azioni e fondi comuni presentano agli investitori opportunità, rendite e rischi completamente diversi.

Guadagni modesti a fronte di un rischio molto basso, questa la filosofia dei titoli obbligazionari (o bond) che presentano un rendimento pari alla somma investita accresciuto di piccoli interessi periodici (così dette cedole). In questo caso il capitale investito è garantito dalle società o enti pubblici emettitori.

Diverso il profilo dei titoli azionari (rappresentativi di una quota della proprietà di una società), più rischiosi in quanto legati agli andamenti della società in borsa e ai mercati. In questo caso il profilo di rischio si alza in coincidenza della difficoltà di calcolo di possibili plusvalenze (aumento di valore del titolo e quindi maggior rendimento) o minusvalenze.

I Fondi Comuni di Investimento, invece, sono strumenti finanziari che raccolgono il denaro di risparmiatori che demandano la gestione dei propri risparmi ad una società di gestione con personalità giuridica e capitale distinti da quelli del fondo.

In questo caso la rischiosità dipende dalla composizione dei fondi (obbligazioni, azioni etc.). Di questi ultimi val la pena citare gli ETF legati all’andamento di un particolare indice di mercato (index linked) e negoziabili come le azioni durante tutta la giornata di contrattazione.

Il piano di investimento
I primi passi sul mercato celano trabocchetti che facilmente scoraggiano il novello investitore. È importante però non lasciarsi scoraggiare ed elaborare invece una strategia che rifletta le proprie esigenze e preferenze di investimento, valutando in contemporanea gli obiettivi personali da cui dipendono:

  • l’orizzonte temporale,
  • la propensione al rischio
  • le aspettative di rendimento.

L’elaborazione di un preciso piano d’investimento cui fare riferimento per tutte le decisioni di acquisto e di vendita è sicuramente la chiave di volta del guadagno sui mercati.

Facciamo un esempio: se decidessimo di investire metà del nostro patrimonio in obbligazioni e con il resto creare un “giardinetto” (termine in gergo per indicare il portafoglio titoli) di almeno nove o dieci azioni differenziate per settore e tipologia, dovremmo poi attenerci fermamente a questa strategia, evitando di lasciarsi fuorviare da suggerimenti inaffidabili.

Diversificare con l’asset allocation
L’asset allocation è un processo integrato, attraverso il quale si giunge a definire la composizione desiderabile di un portafoglio che soddisfi determinati criteri e caratteristiche dell’investitore, utilizzando un mix di classi di investimento.

Alla base della creazione del portafoglio, sono necessarie informazioni sull’investitore e sull’investimento come la tolleranza al rischio, stato economico sociale, la durata dell’investimento, il flusso di reddito e di eventuale risparmio e altre informazioni ritenute interessanti dal gestore del portafoglio.

Per un corretto bilanciamento del proprio investimento si deve:

  • identificare la meta dell’investimento, valutando l’esigenza di liquidità, il reddito, l’orizzonte temporale dell’investimento e stabilendo la propria tolleranza di rischio.
  • identificare una linea di investimento che possa essere fatta rientrare nelle categorie di
    • rendita (con cui si intende ottenere la massima rendita costante nel tempo, con un rischio nullo),
    • bilanciato (l’obiettivo è di ripartire l’investimento fra una rendita e crescita del capitale nel lungo periodo, tollerando anche fluttuazioni di rendimento);
    • crescita (il desiderio principale è la crescita del capitale nel lungo periodo. Si è disposti a tollerare ampie fluttuazione del rendimento. Il portafoglio è costituito da investimenti azionari anche sui paesi emergenti sia in valuta locale che estera).
  • Creare il portafoglio attraverso l’individuazione di classi di investimento (azioni Italia, azioni Europa, titoli obbligazionari, ecc..) e poi successivamente specificando i singoli titoli (azioni Italia diventa l’azione di un’azienda o un fondo, l’obbligazione di breve termine in un BOT, ecc…).

GESTIONE DEI RISCHI DI INVESTIMENTO

Diversificare
Abbinare nel proprio portafoglio titoli diversi ne diminuisce la rischiosità, evitando che l’andamento di un unico comparto o strumento condizioni il rendimento del proprio “giardinetto”. Per ripartire il rischio è opportuno stabilire una soglia massima al 10% del capitale disponibile per l’investimento in un titolo. È un suggerimento da seguire con costanza, se si vuole mantenere una equilibrata distribuzione della probabilità, anche se non vale a proteggere l’investitore da un crack e da un ribasso generalizzato della Borsa. Un secondo suggerimento, corollario del primo, è quello di evitare in ogni caso di tenere contemporaneamente in portafoglio più di dieci titoli, per non rischiare possibili confusioni. È bene inoltre riguardare costantemente tutte le operazioni effettuate, per imparare dall’esperienza e anche degli errori commessi.

Il trade-off tra rischi e rendimenti
Quando si opta per un determinato investimento è opportuno tenere in considerazione il binomio inversamente correlato di rischi/rendimenti. L’abilità dell’investitore consisterà dunque nel creare un portafoglio calibrato sui propri obiettivi, tenendo conto che generalmente il rischio di investimento si scompone in tre elementi base:

  • il rischio di mercato, legato all’andamento generale del mercato finanziario su cui si opera;
  • il rischio di interesse, in genere incidente sui titoli il cui valore viene eroso dalla fluttuazione dei tassi (come le obbligazioni);
  • il rischio di inflazione, la cui incidenza sul rendimento reale è spesso sottostimata.

Lo sapevi che…

  • le rendite di natura finanziaria derivanti da cedole e dividendi e il capital gain (la plusvalenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto) sono tassate al 12,50%, mentre gli interessi maturati sul conto corrente sono tassabili al 27%.
  • In Borsa si può vendere allo scoperto, ossia cedere un titolo azionario senza averlo in portafoglio con la garanzia del proprio intermediario finanziario.

Elaborazione contenuti a cura di Message, in collaborazione con Borsa Italiana.

I rischi

TUTTI I RISCHI DI UN INVESTIMENTO

Il rischio, in finanza, esprime la probabilità di ottenere un rendimento minore da quello atteso.

Questo evento sfavorevole può accadere per svariate ragioni, ciascuna delle quali identifica una tipologia di rischio.

A seconda del tipo di investimento che si sceglie, il valore del proprio capitale può rimanere piuttosto stabile o può aumentare e diminuire in modo considerevole, in risposta agli eventi favorevoli o sfavorevoli del mercato.

Il grado di oscillazione del valore di un investimento è chiamato “volatilità”.
In generale, il valore degli investimenti più volatili tende ad oscillare più velocemente degli investimenti stabili, ma sono anche i più rischiosi, dal momento che non c’è garanzia che i “rialzi” siano superiori alle “discese”. Il rischio dipende dalla possibilità che l’investimento produca rendimenti inferiori rispetto a quelli attesi, inclusa la possibilità che il rendimento sia negativo (ossia vi sia una perdita di parte della somma inizialmente investita). Non esiste un investimento privo di rischio.

Diversificare per non rischiare: il rischio specifico
Il rischio specifico è quella tipologia di rischio che si corre quando il risultato dell’investimento è legato alle sorti di poche emittenti di strumenti finanziari. Concentrando gli investimenti in singoli titoli ci si espone ad un tipo di rischio che non è controllabile: Il rischio diventa incertezza.

L’incertezza e rischio sono diversi in quanto il rischio è qualcosa di calcolabile (e quindi controllabile), mentre l’incertezza non è calcolabile.

Nessun risparmiatore comune dovrebbe avere un portafoglio il cui andamento è legato eccessivamente alle sorti di singoli emittenti di strumenti finanziari. È possibile eliminare i rischi specifici investendo non in una singola azione ma in un paniere di azioni che rappresenti una quota molto ampia dell’intero mercato.

Investimenti a rischio volatilità
Di solito, in finanza, quando si parla genericamente di rischio ci si riferisce al rischio legato alla “normale oscillazione del mercato” sul quale si sta investendo. Questo rischio è detto anche rischio sistematico perché non eliminabile.

Come pianifico la liquidità?
Anche l’investimento in titoli obbligazionari presenta alcuni fattori di incertezza, potenzialmente in grado di modificarne il risultato reddituale in maniera rilevante, che devono essere attentamente considerati. Nello specifico si parla di rischio di liquidità. Ci sono solo due modi per liquidare un investimento:

  • aspettare, quando esiste, la naturale scadenza e farsi rimborsare dall’emittente
  • vendere lo strumento finanziario sul mercato.

La norma è utilizzare il secondo metodo. Per vendere uno strumento finanziario sul mercato è necessario che ci siano acquirenti. Se possediamo uno strumento finanziario che non viene scambiato sul mercato molto frequentemente (o, peggio, che non viene scambiato affatto) ci si espone ad un rischio liquidità.

Investire in obbligazioni non quotate della propria banca è un modo per esporsi ad un alto rischio di liquidità.

Per evitare questo rischio è necessario investire esclusivamente in strumenti che presentano molti scambi giornalieri.

Investire all’estero con un occhio alla valuta
Se si compiono investimenti denominati in una valuta diversa dall’Euro (Dollari, Yen, Sterline, ecc), il risultato dell’investimento sarà influenzato non solo dall’andamento degli strumenti finanziari sottoscritti ma anche dal rapporto di cambio fra la valuta del vecchio continente e la valuta nella quale è denominato l’investimento fatto. Questo cambio può essere favorevole o sfavorevole ma comunque influenzerà il risultato finale.

Ci sono buone ragioni sia per assumersi questo rischio (la diversificazione è la prima di tutte) sia per non assumerlo. È comunque molto importante esserne consapevoli.

Le scelte giuste per un buon investimento
Per evitare che l’esito dell’investimento possa considerarsi negativo, ovvero non raggiunga l’obiettivo fissato, è importante definire i parametri da prendere in considerazione:

  • il tipo di strumento, se si tratta di titoli di stato, obbligazioni, fondi comuni,azioni, contratti derivati. Ad esempio, un investimento in azioni risulta generalmente più rischioso di un investimento in titoli di stato o in obbligazioni.
  • l’emittente, ovvero chi ha emesso lo strumento per la raccolta di capitale. Uno Stato, un’impresa commerciale, una banca. In linea generale il rischio e il rendimento degli strumenti finanziari rispecchiano le caratteristiche di solidità finanziaria dell’emittente.
  • il mercato di quotazione e di negoziazione dello strumento, presso cui il titolo viene ammesso alla negoziazione e dove avviene la sua compravendita; non tutti i mercati finanziari hanno le stesse caratteristiche: esistono mercati più evoluti e meglio regolamentati e altri in cui sono presenti meno tutele per gli investitori. Questi dati possono inoltre avere rilevanza ai fini dell’individuazione di un possibile rischio di liquidità, cioè la possibilità, a seguito di una decisione di vendita dello strumento, di incontrare delle difficoltà nel liquidare l’investimento e, di conseguenza, ottenere un valore inferiore a quello originariamente investito.
  • il rischio di credito, cioè la probabilità che l’emittente non sia in grado di onorare i propri impegni di pagamento degli interessi o di rimborso del capitale.
  • il rischio di mercato, ovvero il rischio di variazioni dell’andamento del prezzo dello strumento, ad esempio, al variare dei tassi di interesse.
  • la valuta in cui è denominato lo strumento: euro, dollaro, yen, etc. Il valore di una moneta rispecchia lo stato di salute del Paese che l’ha emessa, con evidenti differenze tra valute più forti e stabili ed altre più deboli e instabili. Da qui il rischio di cambio relativo alla possibilità che variazioni dei tassi di cambio portino ad una perdita del potere d’acquisto della moneta detenuta e alla conseguente perdita di valore dei crediti.

Fattori di mercato

FATTORI DI MERCATO: COME IMPATTANO SUGLI INVESTIMENTI

Ci sono diversi fattori di mercato capaci di influenzare l’andamento dei propri investimenti, siano essi di natura mobiliare o immobiliare.

Oltre alle più conosciute variabili macroeconomiche e societarie, ad incidere sull’investimento ci sono anche i meno conosciuti ma spesso più pericolosi, fattori imprevisti, legati agli “umori del mercato”.

Dati macro: il mercato è fatto a cicli
Sono i sintomi del benessere o malessere dell’economia. L’andamento economico infatti non è costante, ma subisce delle oscillazioni dette cicli.
Utili per diagnosticare la fase di espansione o recessione dei mercati, i principali dati macroeconomici come Pil, inflazione, tasso di disoccupazione, produzione industriale, fiducia dei consumatori, consumi ecc. possono indirizzare verso politiche di investimento più o meno aggressive.

In fase di ciclo economico espansivo, contraddistinto quindi da una crescita economica e da positivi dati macroeconomici, sarà infatti preferibile investire in azioni poiché a fatturati crescenti corrisponderanno maggiori utili e quindi rivalutazioni dei titoli in borsa.
Se il ciclo economico si trova in una fase di crescita ridotta, la scelta vincente sarà quella che privilegiare i beni rifugio, come le obbligazioni, oltre che l’immobiliare e i metalli preziosi (oro).

Cosa succede se il tasso è mobile?
Stabiliti dalle varie banche Centrali i tassi di interesse possono subire oscillazioni al rialzo o al ribasso a seconda della politica monetaria adottata dalle economie. Gli investimenti più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse sono le obbligazioni a tasso fisso.
L’innalzamento dei tassi di interesse ne provoca infatti la diminuzione di prezzo poiché gli operatori tenderanno a cedere il titolo a minore rendimento per acquistare quello a rendimento superiore.
Viceversa un abbassamento dei tassi provoca un apprezzamento delle obbligazioni poiché gli investitori acquisteranno titolo a più elevato rendimento.

Il peso delle aspettative di bilancio
Ad impattare sugli investimenti azionari invece è il fattore “bilancio”. Gli investitori infatti tenderanno a premiare, cioè ad acquistare, i titoli delle società che comunicheranno risultati di bilancio positivi.
Molto spesso, tuttavia, i mercati finanziari attribuiscono molto peso alle stime dei risultati attesi, frutto dei calcoli societari o delle previsioni degli analisti.
Alla data di pubblicazione dei risultati consuntivi quindi il mercato non si limiterà a premiare o punire il titolo semplicemente per i risultati conseguiti, ma anche a valutarli sulla scorta del confronto con le stime. Nel caso in cui una società chiuda il bilancio con risultati in progresso (positivi), ma meno rispetto alle previsioni, è probabile che il mercato tenda a penalizzarne (e quindi vendere) le azioni poiché deluso.

Report e i rating: il polso sull’investimento
L’analisi e la valutazione espressa da società come le banche d’affari, i broker e le agenzie di rating hanno un impatto rilevante sugli investimenti.
Gli analisti calcolano infatti le stime sui risultati futuri ed in base a queste attribuiscono un valore alla società, più comunemente chiamato fair value o target price (prezzo obiettivo). Se una banca d’affari esprime un giudizio positivo sulla società assegnandole un prezzo obiettivo superiore a quello della quotazione, il titolo in oggetto tenderà ad apprezzarsi poiché gli investitori acquisteranno l’azione fino al raggiungimento del target.
Un po’diverso il ruolo delle agenzie di rating. Esse esprimono un giudizio sulla salute finanziaria della società, segnandole appunto un rating che varia a seconda delle caratteristiche della società in esame. Un miglioramento del rating genererà effetti positivi sia sull’azione sia sulle obbligazioni del gruppo mentre invece un down-grade genererà le vendite. Questo perché un abbassamento del rating comporta un aumento della rischiosità.

Il fattore irrazionale
Lontani dall’ideale di efficienza i mercati finanziari così come il mercato immobiliare possono essere catalizzatori di umori alterni, dimenticandosi della razionalità. In alcune occasioni, come ad esempio nei periodo di grande euforia (bolle speculative), gli investitori non seguono le indicazioni dell’economia, dei dati di bilancio ecc., ma comprano per il solo fatto che da un giorno all’altro le azioni salgono. È successo con la bolla speculativa del 2000 dove tutti i titoli di società appartenenti al settore tecnologico sono arrivati a quotare cifre folli, in molti casi 1.000 volte gli utili stimati contro una media di 25.
Esistono poi circostanze non prevedibili che impattano notevolmente sugli investimenti. Lo è stato l’attacco terroristico alle Torri Gemelle negli Stati Uniti nel 2001, che ha provocato un vero e proprio panico e che ha fatto perdere alle maggiori piazze finanziarie mondiali molti punti percentuali nel giro di poche settimane.
Come e ancor di più nel caso dell’andamento negativo dell’economia subiscono un apprezzamento i beni rifugio come i metalli preziosi (oro) e le obbligazioni.

Lo sapevi che…

  • La diversificazione è uno dei più importanti strumenti per ridurre fortemente il rischio dell’investimento. In fase di pianificazione è sempre opportuno individuare un paniere di titoli su cui investire. Questo consentirà di ridurre il rischio di perdita del proprio capitale a causa ad esempio di default dell’azione o dell’obbligazione della società scelta.
  • Esistono diverse tipologie di fondi di investimento che disegnano quasi perfettamente le varie categorie di rischio/rendimento prescelto.

Elaborazioni contenuti a cura di Message, in collaborazione con Borsa Italiana

Rendimenti

DA DOVE ARRIVANO I RENDIMENTI

La definizione di una strategia di investimento e la pianificazione patrimoniale richiedono una buona conoscenza degli strumenti finanziari e dei loro rendimenti, indipendentemente dall’imprevedibilità del comportamento dei mercati.

Sebbene consapevoli del trade-off esistente tra rischi e rendimenti gli investitori maturano in genere una percezione dell’esposizione al rischio differente, in base al proprio profilo personale (caratteristiche reddituali, culturali e familiari) e ai propri obiettivi di investimento.
A queste diverse esigenze corrispondo altrettanti modelli di rendimento associati al livello di esposizione al rischio, a seconda che si privilegino prodotti più o meno strutturati piuttosto che più o meno garantiti.

Come si calcola il rendimento
Il rendimento dell’investimento può in linea di massima derivare da interessi e dividendi (in questo caso si parla di redditi da capitale), oppure da aumenti del valore del capitale, intendendo con ciò i guadagni di capitale (definiti anche capital gain).
Nel calcolo del valore finale dell’investimento si dovrà tener conto della somma tra il valore iniziale dell’investimento e del guadagno (o perdita) maturato nell’intervallo di tempo preso a riferimento:

Rendimento = valore iniziale + guadagno (o perdita) / valore iniziale

Il guadagno di un investimento può esprimersi sotto tre forme generali:

  • interesse o cedola maturati sul valore nominale del prodotto finanziario (obbligazioni)
  • dividendi su quote di partecipazione al capitale sociale (azioni)
  • capital gain sulla compravendita di prodotti finanziari (trading on line)

DA DOVE SI GENERA IL RENDIMENTO?

Obbligazioni: interessi e cedole
Le obbligazioni si caratterizzano per un rendimento stabilito a priori e corrisposto periodicamente attraverso le cedole o come differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di rimborso alla scadenza. Di diverso tipo e natura questi titoli di investimento possono naturalmente presentare diversi profili di rendimento e si distinguono in funzione delle modalità di pagamento delle cedole in:

  • obbligazioni senza cedola dette anche zero coupon (ad es. BOT e CTZ)
  • obbligazioni con cedola fissa (dette anche a tasso fisso) che predeterminano l’importo da pagare per ogni scadenza (ad es. BTP)
  • obbligazioni a tasso variabile indicizzate a predeterminati parametri (ad. es. inflation linked bonds, CCT; ecc.)

La rischiosità dei titoli suddetti è, a parità di altre condizioni, direttamente proporzionale all’importo delle cedole rispetto al prezzo (cioè più è alto il rapporto cedole/prezzo e più sono rischiosi) e alla presenza o meno di una indicizzazione (se le cedole non sono indicizzate il titolo è più rischioso).

Per scegliere l’obbligazione in cui investire, non basta quindi guardare la cedola offerta. Il rendimento del titolo dipende da diversi elementi:

  • il prezzo di emissione,
  • il prezzo di acquisto,
  • il valore di rimborso,
  • le spese di acquisto applicate dalla banca
  • gli oneri fiscali.

Azioni: i dividendi societari
Remunerazione del capitale investito al momento dell’acquisto delle azioni, i dividendi non sono altro che una quota dei profitti realizzati da una società, e ridistribuita ai soci.
Il rendimento di una azione dipende dall’incremento (o decremento) del valore dell’azione in un dato periodo a cui si aggiungono eventuali dividendi pagati nello stesso periodo.

L’ammontare di dividendi che spetta a ogni socio è proporzionale alle azioni della società in suo possesso.
Spesso le piccole società preferiscono reinvestire i profitti, per incrementare o consolidare la propria attività; quelle grandi invece, più facilmente decidono di destinare parte dei profitti al monte dividendi.

Cassettista o speculatore?
Il discrimine tra queste due categorie di soggetti e i rendimenti di cui beneficiano consiste nell’orizzonte temporale di investimento prescelto e nell’interesse prestato ai diritti di natura amministrativa piuttosto che alle plusvalenze.

Saranno dunque cassettisti gli investitori che tendono a tenere le azioni in portafoglio per lunghi periodi, generalmente poiché sono interessati a diritti di natura amministrativa (come il diritto di voto); a questa categoria di azionisti preme quindi soprattutto prevedere l’entità dei dividendi futuri.

Gli speculatori al contrario, non sono interessati ai diritti amministrativi e mantengono in portafoglio le azioni per un breve arco di tempo, aspettando che il loro prezzo salga abbastanza per permettere loro di realizzare una plusvalenza; se consideriamo poi che il breve tempo di detenzione delle azioni spesso non permette loro nemmeno di percepire i dividendi, il loro interesse si concentrerà sul prezzo dell’azione.

Il capital gain
Utilizzato per indicare la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto di uno strumento finanziario il capital gain si riferisce ai redditi e alle plusvalenze generate da negoziazione di titoli e di diritti, quali cessione di partecipazioni, cessioni a termine di valute o contratti assimilati, plusvalenze derivanti dalla cessione a pronti o a termine di titoli, comprese le obbligazioni.

I guadagni da capitale sono tassati sulla differenza tra minusvalenze e plusvalenze, ovvero su differenziali positivi e altri proventi, e le minusvalenze e differenziali negativi. Questi guadagni sono tassati con un’imposta sostitutiva del 12,5% (con riduzione, nel caso di risparmio gestito, delle commissioni e degli oneri di gestione).

La tassazione è invece del 27% se si considerano le plusvalenze derivanti da cessioni di partecipazioni qualificate.

Quali e quanti tipi di rendimento?
Nella valutazione del rendimento ottenuto dall’investimento azionario od obbligazionario è utile tener presente l’incidenza del fattore inflazione.
I rendimenti possono infatti essere di due tipi:

  • Il rendimento nominale: rendimento senza alcuna correzione degli effetti dell’inflazione;
  • Il rendimento reale: rendimento depurato dagli effetti dell’inflazione.

Quando si investono i propri risparmi in azioni, obbligazioni, immobili o altre attività, di solito si spera di ottenere un rendimento superiore al tasso d’inflazione, in modo da compensare con il rendimento la perdita del potere d’acquisto della moneta. Per tale motivo, i rendimenti sono spesso espressi in termini reali, ovvero al netto dell’inflazione.

Il rendimento reale di un’attività patrimoniale è pari alla differenza fra il tasso di rendimento nominale e il tasso d’inflazione.

Rendimento reale = tasso di rendimento nominale – inflazione

Il calcolo delle aspettative e la curva dei rendimenti
Fortemente correlati alle aspettative di mercato i rendimenti sono una conseguenza diretta del comportamento dei soggetti che operano sulle piazze finanziarie.
Sebbene non sia facile pianificare il rendimento di un investimento finanziario, esiste uno strumento, chiamato curva dei rendimenti che può aiutare gli investitori più esperti nel cogliere la diretta connessione tra esposizione al rischio e rendimento. La curva dei rendimenti è un grafico che rappresenta il tasso di rendimento pagato dalle obbligazioni della stessa qualità di credito, ma con scadenza diversa.

La curva normale dei rendimenti si basa sul presupposto che le obbligazioni con scadenze brevi abbiano rendimenti più bassi perché il rischio associato è inferiore. All’aumentare degli anni si creano maggiore incertezza e un rischio ulteriore. Il maggiore rischio delle obbligazioni di lungo è dovuto da una volatilità più elevata, un rischio di inflazione e un rischio di default.

La curva può avere pendenza negativa (quando i rendimenti a breve sono superiori a quelli dei titoli a medio-lungo termine) o positiva quando i rendimenti a medio-lungo termine sono superiori a quelli a breve. In breve la curva dei rendimenti consente di avere un quadro di assieme sulle aspettative degli operatori.

Lo sapevi che…

  • In Italia i capital gain sulle azioni sono assoggettati ad un’aliquota di imposta del 12,5%.
  • Nel caso dei rendimenti obbligazionari la tassazione (sempre al 12,5%) si applica su tre elementi:
    • la cedola,
    • lo scarto di emissione (la differenza tra il valore di rimborso del titolo e il prezzo d’asta)
    • il capital gain (guadagno in conto capitale, che considera i prezzi di acquisto e di vendita, nel caso in cui il titolo sia stato acquistato dopo l’emissione oppure venduto prima della scadenza).

Elaborazione contenuti a cura di Message, in collaborazione con Borsa Italiana.

ABC Fondi comuni

ABC FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO

L’elemento che contraddistingue e identifica un f ondo comune rispetto agli altri riguarda il modo in cui viene investito il patrimonio (in azioni, obbligazioni, liquidità) e nel grado di rischio associato all’investimento.

Cosa sono e chi li gestisce
I fondi comuni di investimento sono classici strumenti finanziari che il risparmiatore sottoscrive per evitare di occuparsi direttamente dei propri investimenti, affidandosi alla professionalità e all’esperienza di un investitore ritenuto esperto.

Sono gestiti dalle SGR (Società di Gestione del Risparmio), società autorizzate a erogare servizi di gestione collettiva del risparmio e/o di gestione patrimoniale individuale.
Questa tipologia di fondi sono a capitale variabile, vale a dire che nascono e si alimentano attraverso la sottoscrizione di quote: quante più quote vengono sottoscritte, tanto più crescono le possibilità di investimento.

L’obiettivo delle SGR è aumentare il valore dei capitali investiti, per poi ridistribuirlo ai sottoscrittori del fondo; ogni investitore avrà diritto ad una quota proporzionale all’investimento effettuato.

Come funzionano
Il funzionamento alla base dei fondi comuni di investimento è molto semplice: le Società di Gestione del Risparmio investono nei mercati finanziari le somme raccolte da un insieme di risparmiatori, gestendole come se fossero un unico patrimonio.

Le modalità di investimento e i criteri di gestione del fondo sono definite nel regolamento, sottoscritto al momento della sua costituzione, dove vengono descritti:

  • Gli elementi essenziali del fondo: la durata, la periodicità del calcolo del valore delle quote, l’indicazione della banca presso cui è depositato il fondo
  • I tratti distintivi del fondo: la tipologia, gli obiettivi di investimento, l’orizzonte temporale, la natura degli strumenti finanziari su cui si vuole investire (azioni, obbligazioni, etc.), le modalità di rimborso, gli oneri a carico dei partecipanti e le provvigioni spettanti ai gestori e alla banca.
  • Le clausole generali, ovvero la disciplina comune a tutti i fondi

In cosa investono
L’elemento che maggiormente li contraddistingue rispetto ad altri consiste nel tipo di titoli in cui viene investito il patrimonio collettivo dei risparmiatori (azioni, obbligazioni, ecc.) e nel grado di rischio associato all’investimento. I principali tipi di fondi sono:

  • Fondi obbligazionari: questa tipologia di fondi investe solo in obbligazioni e titoli di Stato, e prevede quindi un rischio minore rispetto ad altri tipi di fondi.
  • Fondi Bilanciati: in generale prevedono che una parte del patrimonio sia investita in azioni e una parte in obbligazioni, e si distinguono tra loro in relazione al peso della componente azionaria. In linea generale, al crescere della componente azionaria, il rischio associato al fondo aumenta.
  • Fondi Azionari: i fondi azionari investono come minimo il 70% del loro capitale in azioni quotate nel mercato di riferimento indicato dalla loro tipologia, mentre il capitale residuale (massimo 30%) è investito in titoli obbligazionari e liquidità dello stesso mercato. Nella categoria dei Fondi Azionari, le diverse tipologie ammesse possono essere classificate per aree geografiche (per esempio: Italia, America, Europa, Far East…) o per settori verticali di aziende.
  • Fondi Flessibili: nascono per lasciare le mani totalmente libere ai gestori al fine di cogliere le migliori opportunità di mercato. A seconda dei periodi, può accadere che il fondo investa maggiormente in titoli azionarie o in obbligazioni.

Lo sapevi che…

  • Le regole d’investimento che caratterizzano i fondi di ogni determinata categoria sono fissate da Assogestioni, l’associazione che raccoglie i gestori italiani di fondi comuni d’investimento aperti
  • Un fondo si può acquistare direttamente presso una SGR, una SIM (Società di intermediazione mobiliare), una banca o un promotore finanziario che lavori per una di queste tre entità. questo modo ci si finanzia a condizioni migliori rispetto a quelle correnti nel marcato interno.

Elaborazione contenuti a cura di Message, in collaborazione con Borsa Italiana

Differenza tra fondo e gestione patrimoniale

DIFFERENZA TRA UN FONDO E UNA GESTIONE PATRIMONIALE

I Fondi Comuni d’Investimento fanno parte della categoria degli OICR, Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio.

Negli OICR rientrano:

  • i fondi comuni di investimento, istituiti e gestiti dalle Società di Gestione del Risparmio (SGR);
  • le Sicav, cioè le Società di Investimento a Capitale Variabile.

Lo scopo di queste istituzioni finanziarie è la gestione collettiva del risparmio, attuata con un servizio indifferenziato ed impersonale che si realizza attraverso:

  • la promozione, l’istituzione e l’organizzazione di patrimoni comuni investiti in strumenti finanziari, crediti o beni mobili ed immobili
  • la gestione di tali patrimoni, di propria o altrui istituzione, mediante politiche d’investimento predeterminate.

Le GPI, Gestioni Patrimoniali Individuali, sono invece contratti di gestione del risparmio basati su un mandato personale, con il quale l’investitore affida ad un gestore la cura dei propri risparmi. Il gestore effettua le scelte d’investimento secondo politiche prestabilite sulla base del profilo e delle esigenze dell’investitore e non in base all’andamento dei mercati o settori target.

Gli OICR, in quanto gestioni collettive, hanno un valore quotidiano detto NAV (Net Asset Value), comune a tutti i sottoscrittori, pubblicato con 2 giorni di ritardo sui principali quotidiani, sulle procedure banca, su vari siti internet e su televideo.
Dal punto di vista fiscale, gli OICR di diritto italiano sono tassati quotidianamente con il principio del maturato.
Gli OICR di diritto estero sono invece tassati solo nel momento della liquidazione e quindi con il principio della cassa.

Le Gestioni Patrimoniali Individuali sono invece gestioni aventi un valore quotidiano che può variare da investitore a investitore, proprio per la caratteristica di individualità del prodotto. Le performance delle Gestioni Patrimoniali non sono visibili sui quotidiani, né sui siti internet e televideo. Anche se le procedure banca consentono la loro valorizzazione con 2 giorni di ritardo, di norma vengono comunicate periodicamente dalla SGR al cliente con apposito rendiconto (in BNL trimestralmente).
Dal punto di vista fiscale, sulle GPI vige un regime di tassazione ambivalente che prevede sia l’applicabilità sul’maturato'(alla fine dell’anno solare), che l’applicabilità sulla’cassa’(al momento della liquidazione).

Regime fiscale dei fondi di diritto italiano

REGIME FISCALE DEI FONDI DI DIRITTO ITALIANO

Per i fondi di diritto italiano è prevista una tassazione, che incide direttamente sul fondo, del 12,5% sul risultato di gestione maturato ogni anno. Se il risultato della gestione del fondo è negativo, la minusvalenza viene portata in diminuzione sino a concorrenza del risultato positivo dei successivi periodi di imposta, entro il limite massimo di 4 anni.

L’investitore residente in Italia, quindi, non deve assolvere alcuna contribuzione fiscale dal momento che le imposte sono prelevate direttamente dal fondo; nel momento in cui disinveste dal fondo non è soggetto ad alcuna tassazione aggiuntiva, in quanto il valore della quota viene calcolato al netto dell’imposta.

Gli investitori non residenti ricevono dal fondo i profitti al netto dell’imposta sostitutiva dovuta dal fondo; inoltre, possono sottoscrivere fondi italiani specificamente dedicati a soggetti non residenti.

Le quotazioni pubblicate quotidianamente relativamente ai valori di quotazione dei fondi sono al netto della tassazione che viene operata tramite la società di gestione.

ABC Fondi immobiliari

ABC DEI FONDI IMMOBILIARI

I fondi immobiliari sono strumenti finanziari che si caratterizzano per il fatto di investire il loro patrimonio sul mercato immobiliare. Le somme versate dai sottoscrittori e affidati ad una Società di gestione del risparmio (Sgr) formano, come nel caso del fondo comune, una cassa collettiva. Con questa cassa, che rappresenta il patrimonio del fondo, la Sgr svolge prevalentemente attività di: acquisto di beni immobili, diritti reali di godimento e partecipazioni in società immobiliari. Tramite la sottoscrizione di quote, il risparmiatore può partecipare ad un investimento immobiliare senza impiegare ingenti capitali e senza dover affrontare le problematiche gestionali connesse (sfitti, morosità, fisco etc.). I fondi immobiliari che non si concentrano puramente su azioni speculative, perseguono i propri obiettivi di rendimento in due modi, a volte anche contestuali: una redditività in conto capitale, data dall’accumulazione delle plusvalenze realizzate con la compravendita di immobili e una redditività corrente, data da parte dei proventi incassati dalla gestione degli immobili.

Avendo come obiettivo la produzione di una redditività proveniente sia dai ricavi di locazione (spesso distribuita ai sottoscrittori già durante la vita del fondo) e sia dall’aumento di valore dei beni (quantificabile alla scadenza), il fondo può focalizzarsi su immobili appartenenti a determinati settori, come ad esempio quello commerciale, che in genere ha un andamento anticiclico rispetto ad una eventuale situazione congiunturale difficile.

Come funzionano
Dal punto di vista operativo i fondi immobiliari hanno alcune caratteristiche che li rendono simili ai fondi comuni: autonomia patrimoniale, suddivisione in quote dell’investimento, valorizzazione al netto dell’imposta.

Diversamente dai fondi comuni che sono prodotti aperti (l’ingresso dei nuovi sottoscrittori è libero, così come è consentito liquidare l’investimento in qualsiasi momento), i fondi immobiliari, introdotti in Italia da una legge del 1994, sono considerati prodotti chiusi e quindi non più sottoscrivibili dopo la chiusura del collocamento. Pertanto i possessori delle quote possono chiedere il rimborso del valore delle stesse solo alla scadenza del fondo.

Nel 2001 una nuova normativa ha modificato il regime civilistico e fiscale per i fondi chiusi, introducendo la possibilità di raccolta attraverso più emissioni successive (sia pure entro un preciso intervallo di tempo) e la possibilità di rimborso anticipato delle quote (cosiddetti “fondi semichiusi”).

Oltre ai fondi immobiliari tradizionali, nel 2008 sono stati introdotti in Italia anche i fondi di fondi immobiliari; pertanto un fondo comune può detenere in portafoglio partecipazioni in altri fondi immobiliari.

Vantaggi dei fondi immobiliari

I VANTAGGI DEI FONDI IMMOBILIARI

Il principale vantaggio legato ai fondi immobiliari consiste nella possibilità di investire nel mercato immobiliare senza dover disporre di grandi capitali come quelli necessari all’acquisto di un immobile.
A questo fondamentale aspetto si aggiungono una serie di benefici patrimoniali, fiscali e amministrativi:

  • Nessun impegno di gestione degli immobili
    Chi investe in fondi immobiliari non ha le preoccupazioni tipiche di una gestione diretta dell’immobile come ad esempio il mancato pagamento dell’affitto. La gestione di tutti gli aspetti amministrativi è a carico della società di gestione del fondo.
  • Buone prospettive di rendimento
    I fondi investono su immobili di diverse tipologie, creando così ottimi presupposti per il raggiungimento di un buon rendimento.
  • Diversificazione del patrimonio
    Gli immobili su cui investe il fondo si distinguono non solo per profilo, dimensioni e ubicazione, ma anche per destinazione d’uso (abitazioni, uffici, negozi, centri commerciali, capannoni etc.).
  • Possibilità di elevato capital gain
    I fondi offrono buone possibilità di reddittività annuale e ottime possibilità di ottenere un elevato capital gain alla chiusura del fondo
  • Facilità nel disinvestimento
    Per disinvestire da un fondo immobiliare basta vendere in Borsa le quote del fondo, esattamente come nella cessione di quote di fondi mobiliari.
  • Vantaggi fiscali e amministrativi
    La tassazione applicata ai fondi immobiliari non riguarda i singoli sottoscrittori, bensì la società di gestione del fondo. Di conseguenza, il sottoscrittore di un fondo immobiliare non deve pagare tutte le tasse legate all’acquisto, al possesso e alla vendita di un immobile (imposte di registro e catastali, IVA, Ici, Irpef, tassazione su plusvalenza alla vendita).

Analisi fondamentale
Studio del comportamento di un singolo titolo nel medio-lungo termine, effettuato attraverso l’esame dei dati di bilancio e contabili della società, definiti appunto “fondamentali” (rapporto prezzo/utili, fatturato…). Lo scopo è ottenere informazioni sullo stato di salute dell’azienda e sulle sue eventuali prospettive future. Può riguardare sia singoli titoli, sia interi settori merceologici. L’analisi fondamentale fornisce importanti indicazioni sulla strategicità o meno di acquistare/vendere un titolo.

Analisi tecnica
Analisi di titoli o mercati finanziari basata sulla storia passata di variabili conosciute, come i prezzi dei titoli o i volumi di contrattazione. Analizzando l’andamento pregresso di queste variabili, l’analisi tecnica permette di effettuare previsioni sull’evoluzione futura dei prezzi o sull’andamento generale del mercato.

ANASF
Associazione nazionale dei promotori finanziari. Insieme all’Abi e Assoreti costituisce l’organismo al quale la Consob ha delegato la gestione dell’albo dei promotori finanziari.

Aree geografiche
Europa, Nord America, Pacifico, Giappone, Paesi Emergenti. Aree di riferimento per gli investimenti in OICR.

Armonizzati
Si dicono armonizzati i fondi e le SICAV gestiti da società italiane o estere che rispettano i vincoli sugli investimenti stabiliti da direttive dell’Unione Europea.

Asset allocation
Viene così definita la ripartizione del portafoglio tra titoli azionari, titoli obbligazionari e denaro liquido al fine di bilanciare il rischio e la reddittività dell’investimento.

Asset Backed Securities (ABS)
Per Asset Backed Securities (ABS) si intendono gli strumenti finanziari emessi a fronte di operazioni di cartolarizzazione di crediti, sia presenti sia futuri, e di altre attività destinate, in via esclusiva, al soddisfacimento dei diritti incorporati nelle stesse ABS.

Asset class
Le asset class sono le classi di investimento che possono essere distinte per tipologia di titoli acquistabili, per livello di capitalizzazione delle società, per aree geografiche, per stili di investimento, etc.

Asset manager (vedi anche Gestore)
È il gestore dei patrimoni investiti. Spetta a lui, tramite l’attività di asset allocation, investire il denaro della clientela attraverso scelte volte a massimizzare il rendimento di un portafoglio e a minimizzarne i rischi, coerentemente con le politiche che contraddistinguono i singoli investimenti.

Avverso al rischio (Risk averse)
Descrizione di uno stile di gestione in cui il patrimonio può essere o ben diversificato, per evitare concentrazioni indebite, o investito soprattutto in titoli “blue chip” di grande capitalizzazione, per facilitarne la commerciabilità.

Azione
La quota di partecipazione al capitale sociale di una società. L’azione attribuisce al possessore la qualità di socio e la titolarità dei relativi diritti amministrativi e/o patrimoniali.

Banca depositaria
Istituto di credito incaricato di svolgere funzioni di garanzia e di controllo del patrimonio dei fondi in termini di custodia dei titoli e delle disponibilità liquide, regolazione e controllo delle operazioni di compravendita.

Basis Point
Il punto base. Unità di misura utilizzata per misurare le variazioni nei tassi di interesse. È pari allo 0.01%.
Per esempio, una variazione nei tassi di interesse dal 6.25% al 6.75% è pari a un aumento di 50 punti base, in inglese appunto basis point.

BCE
Banca Centrale Europea. Garantisce – direttamente o tramite le banche centrali nazionali – lo svolgimento dei compiti assegnati all’Eurosistema (composto dalla BCE e dalle 12 banche centrali nazionali degli Stati membri che hanno introdotto l’euro nella terza fase della UEM – vedi UEM).

Bear Market
Termine inglese usato per definire un mercato’orso’, ossia un mercato in cui i prezzi tendono al ribasso.

Benchmark (o Parametro di riferimento)
È un indice o una composizione di indici finanziari che individua il profilo di rischio e rendimento di un investimento.

Bond
Vedi obbligazione.

Borsa
Il luogo in cui si scambiano i titoli delle società quotate, anche se ormai tutte le contrattazioni avvengono su una rete telematica. Di conseguenza, la Borsa si identifica con il mercato azionario. In senso più esteso, le Borse sono il luogo in cui si scambiano titoli (ma anche valute) appartenenti alla categoria dei cosiddetti valori mobiliari.

BOT
Buoni ordinari del Tesoro. Sono titoli a breve termine emessi dal Tesoro per la copertura del debito pubblico.

Broker
Vedi Intermediario.

BTP
Buoni del Tesoro Poliennali. Titoli di Stato a cedola fissa semestrale emessi dal Tesoro su scadenze che vanno dai 3 ai 30 anni.

Barra
Nome di una società americana (Barra Inc.) che ha realizzato uno strumento di calcolo spesso utilizzato per l’analisi della performance e, di conseguenza, gestire i portafogli commerciali di azioni ordinarie, redditi fissi, derivati ed altri strumenti finanziari.

Bottom Up
Tipo di gestione in cui il gestore dà priorità alla selezione di singoli titoli rispetto al settore d’investimento o asset allocation.

Capitale di Rischio (equity)
È il capitale apportato dall’imprenditore o dai soci. Contabilmente è costituito dai conferimenti iniziali e successivi (capitale sociale) in denaro o in natura, e dagli utili non distribuiti ai soci ed impiegati nell’impresa per l’autofinanziamento.

Capital Gain/Capital loss
Letteralmente “guadagno di capitale” / “perdita di capitale”. È la differenza tra il valore di un fondo o Sicav al momento dell’acquisto e il valore al momento della vendita.

Capitalizzazione di mercato
Valore totale di mercato di una società, determinato moltiplicando il numero di azioni emesse per il prezzo d’azione corrente.

Categorie Assogestioni
Raggruppamenti di fondi e Sicav caratterizzati da una politica di investimento simile relativamente a oggetto, orizzonte temporale e rischiosità degli investimenti stessi.

Categorie Morningstar
I fondi sono raggruppati in categorie a seconda del loro stile d’investimento oltre che in base agli obiettivi dichiarati dai gestori e alle prospettive di rendimento. Per creare raggruppamenti omogenei Morningstar assegna ciascun fondo ad una categoria sulla base delle caratteristiche dei titoli in portafoglio.

Certificates
I certificates sono strumenti finanziari derivati cartolarizzati, negoziati sui mercati, che replicano, con o senza effetto leva, l’andamento dell’attività sottostante.
Certificati azionari su titoli esteri – USA (American Depository Receipts – ADR)
Certificati azionari emessi dalle banche statunitensi per indicare che presso di loro è stato collocato un numero di azioni di società estere. Gli ADR riportano ogni oscillazione del prezzo dell’azione.

Classificazione adeguata al livello di volatilità
Classificazione della performance di un fondo adeguata a rispecchiare il livello di volatilità considerato. La classificazione viene calcolata dividendo la performance assoluta per il valore della volatilità e riclassificata su questa base (vedasi anche “Indice di Sharpe”).

Composizione di stile
La composizione di stile illustra il mix dei benchmark che ha condizionato la performance nel periodo di tempo preso in esame.

Cedola (coupon)
Tagliando allegato al certificato rappresentativo di un titolo che, staccato dal certificato, consente al possessore la riscossione degli interessi (su obbligazioni e fondi) o dei dividendi (su azioni) maturati, nonché l’esercizio (nel caso delle azioni) di diritti amministrativi ed economico-patrimoniali.

Collocatore
Ente autorizzato al collocamento di servizi o prodotti finanziari. Può essere una società di gestione del risparmio, una banca o una società di investimento.

Comit
L’indice della Borsa italiana di più vecchia istituzione. La sua serie storica parte dal 1972. Ancora ampiamente utilizzato dagli analisti tecnici.

Commissione di sottoscrizione/ingresso
Importo trattenuto dalla Società di Gestione del Risparmio sul capitale investito, al momento della sottoscrizione. Tale commissione è applicata a discrezione della SGR.

Commissione di gestione
Compenso per l’attività di gestione del patrimonio del fondo, riconosciuta alla società di gestione.

Commissione di performance/incentivo
Commissione riconosciuta dal fondo alla società di gestione, se, in un lasso di tempo prefissato, il rendimento del fondo risulta superiore agli indici prefissati.

Commissione di switch
Importo pagato dal sottoscrittore e trattenuto dalla SGR in occasione di operazioni di passaggio da un fondo a un altro.

Commissione di rimborso/uscita
Importo pagato dal sottoscrittore e trattenuto dalla SGR in occasione del disinvestimento dal fondo.

Consob
Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. Autorità indipendente avente il compito di controllare il mercato finanziario italiano. La sua attività è rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza e alla trasparenza del mercato.

Copertura (Hedging)
Riduzione dell’esposizione di valuta di un portafoglio d’investimento, utile a prevenire effetti sfavorevoli legati alla oscillazone dei tassi di cambio.

Core/Satellite
Strategia di investimento diversificata che prevede l’investimento della parte principale del patrimonio su fondi indicizzati, mentre il resto del capitale è impegnato in investimenti singoli.

Curva di rendimento (Yield Curve)
Espressione usata nei mercati dei fondi ad interesse fisso per descrivere il rapporto fra tasso d’interesse a lungo, medio e breve termine.

Data di avvio
Si riferisce alla data di collocamento di un fondo sul mercato.

Data di istituzione
Si riferisce all’approvazione del regolamento del fondo da parte del Consiglio di Amministrazione della SGR.

Derivati
Strumenti finanziari il cui prezzo deriva dal prezzo di un altro strumento, sfruttando l’effetto di leva finanziaria. Presentano un elevato livello di rischio e possono essere usati per operazioni speculative o di copertura. Rientrano in questa categoria i futures, le opzioni, gli swap e i warrant, ma anche i covered warrant e gli altri prodotti di questa famiglia (benchmark, certificates).

Deviazione standard
Strumento statistico che misura l’oscillazione della redditività di un fondo.

Diversificazione
Strategia di gestione che mira a ridurre l’esposizione a rischi. La diversificazione implica l’investimento in una varietà di strumenti finanziari e di categorie di fondi. Un portafoglio diversificato deve includere azioni, obbligazioni e beni reali diversificati settorialmente e geograficamente. L’obiettivo è assicurare che l’eventuale basso rendimento di un settore o area sia controbilanciato dal buon rendimento di un’altra area.

Dividend/Yeld
È il rapporto tra l’ultimo dividendo e l’ultimo prezzo di un titolo quotato. Indica la redditività dell’investimento.

Dow Jones
È l’indice più antico della Borsa di New York. È calcolato sulla base di un paniere molto selettivo formato dai 30 principali titoli industriali quotati a Wall Street. La media Dow Jones fu pubblicata per la prima volta il 2 gennaio 1897.

Durata (o Duration)
Usato nei mercati dei fondi ad interesse fisso, con il termine durata si intende la sensibilità del fondo rispetto ai cambiamenti dei tassi d’interesse. La durata misura il tempo medio richiesto per ricevere tutti i pagamenti di un titolo, capitale e interesse, tenendo conto della scadenza finale oltre che della frequenza e dell’ammontare dei pagamenti di reddito.

Dynamic hedging (vedi anche Gestione dinamica)
Tecnica di gestione dinamica che ha come obiettivo la protezione del capitale investito. Ciò avviene attraverso la modifica dell’esposizione del fondo a seconda dei periodi positivi o negativi di mercato. Si mira a proteggere il capitale investito, cercando di cogliere le opportunità offerte dai periodi favorevoli.

Eccedenza (Overweighting)
Termine usato per indicare quando un singolo attivo, paese, settore industriale o investimento in titoli sia maggiore del suo contenuto proporzionale nel relativo indice di benchmark.

Effetto leva (Gearing)
Processo in base al quale l’utile da capitale e il reddito potenziale dovuti agli investitori sono incentivati dalla raccolta di fondi ad interesse fisso. Il profitto su questo investimento extra, meno il costo della raccolta, fornisce agli investitori un utile potenziato o accelerato.

ETF
Acronimo di Exchange Traded Fund. Fondi indicizzati quotati sul mercato.

Famiglia di fondi
Una famiglia di fondi è un insieme di fondi offerti da una società di gestione, aventi differenti politiche di investimento.

FED
Federal Reserve System (sistema della federal reserve). È l’organismo di controllo e regolazione del sistema finanziario degli Stati Uniti ed è costituito da 12 banche centrali regionali, dalle loro 24 filiali e da tutte le banche nazionali e statali che fanno parte del sistema.

Flottante
Numero di azioni di una società al di fuori delle partecipazioni di controllo e per questo acquistabili e negoziabili in Borsa.

Fondo a distribuzione dei proventi
Si tratta di fondi che periodicamente distribuiscono ai sottoscrittori i proventi derivanti da cedole e dividendi maturati durante l’anno, attraverso l’andamento dei titoli in portafoglio.

Fondo ad accumulazione dei proventi
Si tratta di fondi che reinvestono automaticamente le cedole e i dividendi maturati dai titoli in portafoglio.

Fondo a ombrello (umbrella fund)
Fondo di investimento strutturato in comparti. Le somme versate dai sottoscrittori sono investite in quote di altri fondi di investimento gestiti dalla stessa società.

Fondo armonizzato
Fondo comune d’investimento aperto che, rispettando le direttive comunitarie in materia di Oicvm (Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari) può essere commercializzato solo nel territorio dell’Unione Europea in regime di mutuo riconoscimento.

Fondo azionario
Fondo comune di investimento che investe prevalentemente in azioni.

Fondo bilanciato
Fondo comune di investimento che combina investimenti in azioni e obbligazioni con l’obiettivo di realizzare crescita del capitale, contenendo il rischio.

Fondo comune di investimento
Strumento finanziario che rappresenta un patrimonio collettivo costituito dalle risorse finanziarie versate da un insieme di partecipanti. Sottoscrivendo un fondo, ciascun risparmiatore detiene un numero di quote proporzionale all’importo che ha versato. Il gestore investe il denaro nel rispetto della politica di investimento propria di ciascun fondo. Sottoscrivere fondi comuni offre ai risparmiatori il vantaggio, attraverso la diversificazione degli investimenti, di frazionare il rischio.

Fondo comune di investimento aperto
È un fondo comune il cui partecipante può, in ogni momento, sottoscrivere quote del fondo o richiederne il rimborso.

Fondo comune di investimento chiuso
È un fondo comune avente un numero fisso di quote. Le quote possono essere sottoscritte al momento dell’unica emissione e rimborsate solo alla scadenza del fondo, o anticipatamente se previsto dal regolamento.

Fondo comune di investimento mobiliare
Strumento finanziario caratterizzato da un investimento in valori mobiliari (titoli) delle somme versate dai partecipanti al fondo, avente l’obiettivo di ottenere il massimo rendimento, compatibilmente con le caratteristiche del fondo stesso.

Fondo comune di investimento immobiliare
Strumento finanziario caratterizzato da un investimento prevalentemente beni immobili delle somme versate dai partecipanti al fondo. In via principale, ancorchè non esclusiva, le società di gestione provvedono all’acquisto, alla vendita, alla gestione e alla locazione di beni immobili (edifici e terreni) e dei relativi diritti reali di godimento (usufrutto e superficie principalmente).

Fondo di fondi
Fondo comune di investimento che investe in quote di altri fondi comuni e Sicav, anziché in singoli titoli, sulla base delle scelte del gestore e del profilo di rischio condiviso dal cliente.

Fondo etico
Fondo comune di investimento che investe il proprio patrimonio esclusivamente in titoli di aziende, enti e Paesi che rispettano principi di eticità quali l’ambiente, la salute e la dignità umana. I fondi etici possono prevedere la devoluzione, a favore di organizzazioni senza scopo di lucro, di parte delle plusvalenze e delle commissioni di gestione.

Fondo flessibile
Fondo comune di investimento che non ha vincoli di asset allocation.

Fondi garantiti
I cosiddetti fondi “garantiti” comprendono due tipi di fondo-base:

  • fondi che garantiscono una remunerazione di capitale o una proporzione prescritta di capitale (di solito dal 90 al 95%) su un periodo fisso (di norma 5 anni), approssimativamente equivalenti alle remunerazioni a tasso d’interesse fisso sul lungo termine o alle remunerazioni del mercato azionario meno i costi delle opzioni o dei “future” dell'”assicurazione”
  • fondi che offrono protezione al ribasso “graduale” o a regolazione variabile (di norma limitata al 5-15%) a corrispettivo delle remunerazioni del mercato azionario meno il costo dell'”assicurazione”.

Fondi indicizzati
Fondi d’investimento che mirano a rispecchiare la performance di un indice del mercato azionario.
Alcune società di gestione possono raggiungere questa situazione mediante “riproduzione totale”, ossia tenendo tutte le società costituenti nelle stesse attribuzioni di valore dell’indice sotteso.
Altri gestori offrono “riproduzione parziale”, ossia detengono una consistente proporzione dell’indice ma investono anche una minima parte in un campione rappresentativo di titoli di capitalizzazione più piccoli, per consentire ai loro fondi di muoversi allineati all’indice nei limiti di un errore di ricerca predeterminato.

Fondi lussemburghesi
Fondi comuni costituiti da società con sede in Lussemburgo.

Fondo “no load”
Fondi comuni che non prevedono commissioni di ingresso.

Fondo obbligazionario
Fondo comune di investimento che investe prevalentemente in obbligazioni.

Fondo settoriale
Fondo comune di investimento di tipo azionario che investe in precisi settori dell’economia (ad es. tecnologia, finanza, salute…).

Fondi e Sicav esteri
Fondi comuni di investimento e Sicav di diritto estero, autorizzati al collocamento in Italia.

Future
Contratto di Borsa predefinito. Chi acquista si impegna a comprare a una data precisa e ad un prezzo determinato una predefinita quantità di beni o attività finanziarie, mentre chi vende si impegna a rispettare le condizioni predefinite nel contratto.

Gestione attivà
Attività di gestione tesa a ottenere una performance superiore a quella del benchmark, attraverso la compravendita di titoli selezionati a discrezione del gestore.

Gestione dinamica
Vedi Dynamic hedging.

Gestione quantitativa
Attività di gestione che utilizza strategie di investimento derivate dalla sistematica applicazione di modelli teorici finanziari ed econometrici.

Gestore (vedi anche Asset manager)
È il gestore dei patrimoni investiti. Spetta a lui, tramite l’attività di asset allocation, investire il denaro della clientela attraverso scelte volte a massimizzare il rendimento di un portafoglio e a minimizzarne i rischi, coerentemente con le politiche che contraddistinguono i singoli investimenti.

G.P.F.
Acronimo di Gestioni Patrimoniali in Fondi. Le G.P.F. sono un servizio di gestione finanziaria, attraverso il quale il risparmiatore conferisce mandato al gestore di investire il proprio patrimonio in quote di fondi e Sicav.

G.P.M.
Acronimo di Gestioni Patrimoniali Mobiliari. Le G.P.M. sono un servizio di gestione finanziaria, attraverso il quale il risparmiatore conferisce mandato al gestore di investire il proprio patrimonio in titoli (azioni, obbligazioni, titoli di Stato).

Growth
Termine inglese che letteralmente significa “crescita”. Indica i titoli con tassi di crescita degli utili superiori alla media.

Hedge Fund
Fondi con effetto leva per i portafogli mediante l’incremento dell’esposizione ai mercati azionari sottesi, sinonimo di rischio aumentato, oppure fondi che possono compensare l’esposizione al mercato azionario sia mediante vendita “a breve” (vendita di titoli non detenuti nella speranza di riacquistarli a prezzo inferiore in un secondo momento), sia coprendo la posizione azionaria con strumenti derivati, di solito titoli o opzioni del mercato azionario o future.

Index fund
Fondo che ha l’obiettivo di replicare l’andamento del portafoglio di riferimento, avendone riprodotto la composizione.

Indice di Sharpe
L’indice di Sharpe misura la redditività adeguata al rischio del fondo e viene calcolato detraendo una redditività “libera da rischi” dalla performance triennale del fondo e successivamente dividendo il valore ottenuto per la deviazione standard del fondo (frequentemente denominata “volatilità”).

Indicatori economici principali
Sono strumenti attraverso cui prevedere l’andamento futuro del resto dell’economia, misurando ambiti come le ore di lavoro settimanali, i prezzi delle materie prime e le concessioni edilizie per le nuove costruzioni.

Indicatori economici secondari
Mostrano il livello medio di attività economica in un paese. Un esempio di indicatore secondario in un’economia in ripresa è il calo del tasso di disoccupazione.

Indice dei prezzi al consumo
È un paniere di beni e servizi, come generi alimentari, abbigliamento, spese mediche, ritenuti validi indicatori del costo della vita. La sua variazione è utilizzata come indicatore del tasso di inflazione.

Indice di categoria (Fideuram)
Gli Indici Fideuram sono stati istituiti nel dicembre 1983 in concomitanza con l’esordio sul mercato finanziario italiano dei fondi comuni di investimento mobiliare. Il calcolo viene effettuato giornalmente prendendo a riferimento il sistema di classificazione dei fondi adottato da Assogestioni.
Il calcolo degli Indici Banca Fideuram dei Fondi Comuni di Investimento comprende tutti i fondi italiani in attività alla fine di ogni trimestre solare (31 marzo, 30 giugno ecc.).

Intermediario (o Broker)
È una società o una persona fisica che agisce come intermediario tra chi vende e chi acquista titoli. A differenza del dealer (operatore di borsa), il broker non ha la proprietà del titolo che vende.

Investitore istituzionale
Società ed enti che effettuano sistematicamente investimenti in strumenti finanziari o in immobili.

IPO (initial public offering/offerta pubblica iniziale)
Offerta iniziale di titoli al pubblico da parte di una società che sta per essere quotata su un listino ufficiale.

ISIN
È un codice internazionale che identifica i titoli quotati.

JP Morgan
Indici rappresentativi dei mercati obbligazionari. I JP Morgan hanno diverse aggregazioni per scadenza e aree geografiche.

Liquidità di un fondo
Parte del fondo non investita in azioni, obbligazioni e altri strumenti finanziari.

LSE
London Stock Exchange. È la principale borsa del Regno Unito.

Margine di prezzo (Price Spread)
Differenza (applicabile ai fondi a capitale variabile) fra il prezzo al quale gli investitori acquistano fondi comuni (“offer”) e il prezzo al quale i fondi possono essere venduti (“bid”). Il margine di prezzo copre l’onere iniziale del fondo e i costi di contrattazione dei titoli sottesi.

Mark-up
Differenziale fra il tasso medio sugli impieghi e il rendimento medio lordo dei Bot in circolazione.

Market timing
È una strategia d’investimento dinamica attraverso la quale gli investitori disinvestono e investono in diversi strumenti finanziari con l’obiettivo di trarre beneficio dalle oscillazioni del mercato.

Mib 30
È l’indice di Borsa calcolato in base all’ultimo prezzo di ogni minuto dei 30 titoli più scambiati sul mercato azionario italiano. La composizione dell’indice viene rivista semestralmente.

Mibtel
Indice nato nel 1994, divenuto da subito punto di riferimento per misurare l’andamento delle quotazioni della Borsa italiana. Viene determinato una volta al minuto sulla base della continua variazione dei prezzi. Alla fine della giornata viene calcolato tenendo conto dell’ultima quotazione in ordine di tempo fatta registrare da ciascuna azione.

Midex
È l’indice composto da 25 titoli selezionati tra quelli più scambiati e a maggior capitalizzazione sulla Borsa italiana dopo quelli inclusi nel Mib30. La composizione dell’indice viene rivista semestralmente, in concomitanza con quella del Mib30.

Montante
Somma che comprende il capitale investito inizialmente e gli interessi maturati nel periodo di vita dell’investimento.

MSCI
Indici azionari internazionali tra i più usati al mondo per confrontare i risultati ottenuti dai gestori. Sono calcolati dalla Morgan Stanley Capital International (MSCI), con diverse aggregazioni geografiche e settoriali.

MTS
È l’indice per i titoli di Stato italiani. Quello “generale” è rappresentativo di un paniere di titoli del Tesoro di varia scadenza.

Nasdaq
Acronimo di National Association of Securities Dealers Automated Quotations, è il mercato azionario americano in cui sono quotate prevalentemente società di dimensioni medio-piccole, appartenenti tipicamente al settore delle nuove tecnologie.

NAV (Net Asset Value)
Il NAV è il valore del patrimonio netto del fondo, costituito dall’insieme degli strumenti finanziari, valorizzati al valore di mercato.

Nuovo mercato
Mercato organizzato e gestito dalla Borsa italiana in cui si negoziano azioni di piccole e medie imprese ad alto potenziale di sviluppo.

Numtel
È l’indice di tutti i titoli telematici, per lo più di bassa capitalizzazione.

NYSE
Sigla di New York Stock Exchange, la Borsa di New York.

Obbligazione
Titolo di credito per il quale la società emittente che riceve un capitale paga al possessore un interesse, normalmente a scadenze prefissate, e rimborserà il capitale secondo un piano di ammortamento o alla sua scadenza. Le società per azioni non possono emettere obbligazioni per un importo superiore al capitale sociale versato ed esistente secondo l’ultimo bilancio approvato.

Obbligazione con cedola (coupon)
Obbligazione con cedole da staccarsi alla data di scadenza e da presentare per l’incasso degli interessi cui danno diritto.

Obbligazione convertibile
Obbligazione emessa da una società che può trasformarsi in azioni della stessa società a un prezzo prestabilito. La decisione di convertire o meno l’obbligazione può essere rimessa all’emittente o all’investitore, ma non è obbligatoria.

Obbligazione corporate
Obbligazione emessa da una società privata come mezzo di raccolta di capitali. Il valore nominale dell’obbligazione viene corrisposto alla scadenza, mentre gli interessi vengono versati ad intervalli fissi. Le obbligazioni vengono negoziate sulla maggior parte delle piazze finanziarie mondiali.

Obbligazione index linked
Obbligazione che garantisce il capitale investito e in alcuni casi anche un rendimento minimo, e che consente di guadagnare in base alla performance di uno o più indici di Borsa. In questo modo il risparmiatore può avvicinarsi ai margini di rendimento di tipo azionario, senza però rischiare il capitale.

Obbligazione zero coupon
Obbligazione emessa con uno sconto sul suo valore nominale, che non dà diritto a cedole, ma solo al rimborso del capitale a scadenza.

OCSE
Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Nata subito dopo la seconda guerra mondiale per favorire la cooperazione tra Paesi e lo sviluppo dell’economia internazionale.

OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio)
È la sigla che denota i fondi comuni di investimento e le Sicav.

OICVM
È la sigla che denota gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, disciplinati dal decreto le legislativo 83/1992. Sotto questa voce sono comprese le seguenti forme di investimento collettivo: i fondi comuni di investimento mobiliare aperto, i fondi chiusi, le società di investimento a capitale variabile (Sicav) e le quote di investimento collettivo in valori mobiliari esteri non armonizzati.

OPA
Acronimo di offerta pubblica d’acquisto. È un’operazione in cui, chi offre, si rivolge al pubblico degli azionisti di una certa società per acquistare un determinato quantitativo di titoli a un prezzo prefissato.

Option
Contratto standardizzato di Borsa con cui l’acquirente, pagando un premio, acquisisce il diritto di acquistare oppure vendere determinati beni o attività finanziarie ad un prezzo determinato.

Orizzonte temporale
Periodo entro il quale il capitale impiegato in un investimento si prevede possa offrire il rendimento atteso.

PAC
Sigla di piano di accumulo del capitale. È una modalità di adesione a un fondo comune che prevede versamenti periodici e la possibilità di chiedere il rimborso delle quote maturate dopo un certo periodo di tempo.

Parametro di riferimento
Vedi Benchmark.

Patrimonio netto
È l’insieme delle attività del fondo o Sicav, detratte le eventuali passività. Si tratta in concreto dell’insieme dei capitali versati dai sottoscrittori, amministrati dal gestore del fondo o Sicav.

Performance (o Rendimento)
Il termine è utilizzato per indicare il risultato dei fondi in un certo periodo di tempo. Si calcola rapportando l’incremento/decremento del valore della quota del fondo nel periodo analizzato, con il valore della quota di inizio periodo.

Piazza Affari
Indica la Borsa Valori di Milano.

PIC
Sigla di piano di investimento del capitale. È una modalità di adesione a un fondo comune che prevede versamenti in un’unica soluzione.

Plusvalenza
Differenza positiva tra il prezzo di vendita e quello di acquisto delle quote di un fondo.

Portafoglio
Insieme delle attività finanziarie possedute da un investitore. Può essere composto da titoli azionari, obbligazionari, derivati, fondi comuni di investimento, etc.

Prezzo di rimborso
Prezzo con il quale viene liquidato il valore della quota di un fondo.

Primi 10 Titoli
Detti anche “top holdings”, sono i 10 titoli con maggior peso sul portafoglio del fondo o Sicav. Gli organi di controllo del mercato (Sec e Consob) richiedono la pubblicazione semestrale dell’elenco dei “top holdings”.

Private Equity
È l’attività di acquisizione di partecipazioni in società non ancora quotate.

Private equity funds
Fondi che investono principalmente in società non quotate destinate un domani all’approdo in Borsa. Essendo strumenti chiusi, non è possibile chiedere il rimborso delle quote.

Profilo di rischio (di un investimento)
Identifica l’insieme degli elementi che determinano la rischiosità di un investimento. Tra questi, la tipologia, la liquidabilità e la valuta di denominazione degli strumenti finanziari in cui è investito il portafoglio, o i mercati e aree geografiche in cui sono effettuati gli investimenti.

Prospetto informativo
Documento con caratteristiche dettate dalla Consob, prodotto da un emittente in occasione di una Offerta al Pubblico di valori mobiliari. Il prospetto informativo di fondi comuni o azioni di SICAV o programmi di gestione patrimoniale, deve essere redatto da chi propone l’investimento e deve contenere ogni informazione necessaria per agevolare la scelta dell’investitore.

Quota
Rappresenta la frazione unitaria del patrimonio del fondo.

Rapporto utile/prezzo (Price Earnings Ratio – PE/PER)
Il rapporto utile/prezzo (spesso denominato rapporto PE o PER) è una misura del livello di fiducia degli investitori in una società. Il rapporto utile/prezzo viene calcolato dividendo il prezzo corrente dell’azione per l’ultimo utile per azione pubblicato.

R-squared
Misura il grado di correlazione tra un fondo e il suo benchmark. Calcola la proporzione della fluttuazione del valore netto dei titoli del fondo che può essere attribuita a fluttuazioni del benchmark. Un valore di 1 significa che il fondo è perfettamente correlato al suo benchmark.

Rating
È un indicatore sintetico del grado di solvibilità di un soggetto (governativo o privato) che emette strumenti finanziari di natura obbligazionaria ed esprime una valutazione circa le prospettive di rimborso del capitale e del pagamento degli interessi dovuti secondo le modalità ed i tempi previsti.

Relazione semestrale
È il documento contabile, reso pubblico dal gestore, che contiene il riepilogo di tutte le attività possedute e il dettaglio delle operazioni realizzate dal fondo comune di investimento

Rendiconto annuale
È il documento contabile contenente le note esplicative sull’attività svolta e sul portafoglio del fondo con analisi e commenti sulla gestione.

Rendimento
vedi Performance.

Rendimento effettivo
È il risultato dei redditi prodotti da un fondo, calcolato a una determinata data. Deriva dalla differenza tra il capitale pagato al momento della sottoscrizione ed il capitale riscosso all’atto del rimborso, con l’aggiunta di tutte le cedole incassate.

Rendimento reale
È il ritorno di un investimento al netto dell’inflazione. Nei periodi in cui l’inflazione è particolarmente elevata, i rendimenti reali degli investimenti possono essere negativi: questo significa che il capitale non viene difeso dalla diminuzione del potere di acquisto della moneta e si sta quindi assottigliando.

Rimborso/Riscatto
È l’operazione di liquidazione (parziale o totale) delle quote di un fondo o delle azioni di una SICAV possedute dall’investitore.

Rimborso programmato
È l’operazione di riscatto periodico delle quote che segue un piano (di rimborso) predefinito dal partecipante al fondo.

Rischio
È l’eventualità che le performance di un fondo o di una SICAV siano inferiori rispetto a quelle attese. Il rischio è una componente insita nell’investimento finanziario, anche se può essere più o meno elevato in relazione alla tipologia degli investimenti.
Esistono, in un investimento finanziario, fattori diversi di rischio quali:

Rischio di emittente
Possibilità che l’emittente di un prestito non soddisfi le condizioni di rimborso del capitale di debito a scadenza o di pagamento degli interessi dovuti.

Rischio di liquidità
Rischio di non poter trasformare in moneta l’investimento in titoli senza subire perdite di valore.

Rischio di tasso
Rischio collegato alle variazioni del tasso di interesse di mercato che comportano variazioni sul prezzo delle obbligazioni.

Rischio valutario
Rischio legato alla variabilità di cambio tra la valuta di riferimento del fondo e la valuta estera in cui sono denominati gli investimenti.

Risultato di gestione
Il risultato di gestione si riferisce all’imponibile dei risparmi gestiti in fondi comuni e gestioni patrimoniali. Si tratta della differenza fra il valore del patrimonio alla fine e all’inizio del periodo di riferimento. Ai fini fiscali, si ragiona secondo il criterio del “maturato” e non della’cassa’: il prelievo avviene quindi indipendentemente dal fatto che il risparmiatore monetizzi l’investimento.

ROI
“Return On Investment”. Indica l’indice di redditività del capitale investito.

S&P
L’indice Standard & Poor’s (S&P) 500 è rappresentativo dei primi 500 titoli del mercato statunitense.

SGR
Sigla di Società di Gestione del Risparmio. Sono società costituite da istituti come banche, compagnie di assicurazione, gruppi finanziari o privati, autorizzate a prestare servizio di gestione collettiva e/o individuale del risparmio e ad istituire fondi pensione.

SICAV
Sigla di Società di Investimento a Capitale Variabile. Società per azioni che ha per oggetto l’investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l’offerta al pubblico di proprie azioni.

SIM
Sigla di Società di Intermediazione Mobiliare. Società a cui spetta l’offerta di servizi di investimento nei confronti del pubblico.

Small caps
Sono le azioni di società di piccola o media capitalizzazione.

Sottoscrizione
Operazione di acquisto delle quote di un fondo. Viene effettuata solo dopo aver preso visione del prospetto informativo.

Sottostima (Underweighting)
Situazione in cui l’attivo, il Paese, il settore industriale o l’investimento in titoli singoli sono al disotto dell’indice di benchmark.

SWAP
Contratto con cui due controparti si impegnano a scambiarsi flussi monetari in entrata e in uscita e a compiere l’operazione inversa ad una data prevista alle stesse condizioni del primo scambio. Esistono due principali categorie di swap: sui tassi d’interesse (interest rate swap) e su valute (currency swap).

Switch
Termine usato per indicare il passaggio da un fondo comune di investimento a un altro gestito dalla medesima società di gestione del risparmio.

Tendenza di stile (Style Drift)
La tendenza di stile misura la tendenza di un fondo a deviare – nel tempo – dal suo stile d’investimento specifico.

Titoli ciclici
Titoli societari il cui prezzo di vendita tende in genere a fluttuare dall’alto verso il basso e quindi di nuovo verso l’alto, e che rispecchiano cicli economici o industriali.

Titoli di sviluppo
Titoli caratterizzati da sviluppo continuativo delle vendite con conseguente crescita di guadagno e maggiore remunerazione sull’attivo; elevato livello di spese in conto capitale non necessariamente da utili non distribuiti; crescita di rendimenti in parte attribuibili alla ricerca sullo sviluppo del prodotto e gestione orientata al futuro. I titoli di sviluppo hanno solitamente un rendimento sotto la media.

Titoli growth e titoli value
Con questi termini sono indicate due tipologie di titoli: quelli che hanno un elevato potenziale di crescita (growth) e quindi un rapporto prezzo su utili solitamente superiore a quello medio di mercato e quelli che, al contrario, hanno un profilo di crescita stabile o ciclico spesso non correttamente valutato dal mercato e che solitamente hanno un rendimento da dividendo sopra la media.

Top Down
Stile di gestione in cui il gestore seleziona i singoli investimenti influenzato da considerazioni di macroeconomia, assegnazioni d’attivo e di settore.

Toro
Sinonimo di mercato al rialzo.

Tracking error
È una misura di rischio relativo. Serve per calcolare la deviazione standard delle differenze dei rendimenti del fondo e del suo benchmark.

UEM
È l’Unione Economica e Monetaria istituita dall’UE nel 1992 con lo scopo di introdurre una moneta europea unica gestita da una Banca Centrale Europea.

Unit Linked
Sono polizze assicurative a carattere finanziario quindi non sono un modo per assicurarsi contro un evento dannoso ma rappresentano uno strumento d’investimento. La somma investita nella polizza unit linked è usata per comprare quote di fondi comuni e sicav sia azionari che obbligazionari a seconda del proprio profilo di rischio. Sono prodotti che di norma, non garantiscono il capitale e non assicurano un rendimento minimo garantito.

Utile per azione
Ammontare dell’utile di un’impresa attribuibile a ciascuna azione ordinaria. Viene calcolato dividendo l’utile netto per il numero delle azioni ordinarie.

Valore d’inventario netto (Net Asset Value)
Patrimonio totale di una società o di un fondo escludendo tutte le passività e gli oneri precedenti. Il valore del patrimonio netto per azione è calcolato dividendo questa cifra per il numero d’azioni ordinarie in emissione.

Valore nominale
Valore facciale lordo dell’obbligazione che viene rimborsato alla scadenza e sul quale sono pagati gli interessi.

Valore quota
Il valore della quota è determinato dal valore del NAV (vedi NAV) diviso il totale delle quote in circolazione del fondo.

Valuta di denominazione
Indica la valuta nella quale sono espressi i valori delle quote dei fondi (o delle azioni delle SICAV).

Valutazione della performance
È un processo diviso in due fasi attraverso cui si valutano i risultati di gestione di un fondo. Si analizza in prima istanza come il gestore si è comportato a confronto con il benchmark di riferimento e poi si indagano metodi e strategie utilizzate per realizzare i risultati conseguiti.

Variazione rispetto all’indice
Rappresenta il livello di prestazione di un fondo rispetto a un indice proxy, elaborato da Morningstar per quella categoria, e non in relazione a un indice scelto come benchmark da un gestore.

Versamento in unica soluzione
È la modalità di investimento in fondi comuni che prevede versamenti una tantum (vedi Pic).

Volatilità
È l’indicatore della rischiosità di mercato di un dato investimento. Quanto più uno strumento finanziario è volatile, tanto maggiore è l’aspettativa di guadagni elevati, ma anche il rischio di perdite. La volatilità viene espressa nell’ambito del contratto attraverso classi di rischio così definite nei prospetti informativi degli OICR: “basso”, “medio basso”, “medio”, “medio alto”, “alto”, “molto alto”.

Warrant
Buono che dà diritto, entro una data futura o a scadenze prefissate, alla sottoscrizione o all’acquisto di altro titolo azionario o obbligazionario, della stessa o di altra società, a un prezzo predeterminato.

Zero coupon
Obbligazione senza cedola. Il possessore invece di ricevere delle cedole periodicamente, riceverà solo a scadenza la differenza tra il prezzo d’emissione e il valore nominale.